Illustrazione astratta di una scala luminosa che sale a gradini sempre più alti su fondo scuro
La valutazione di OpenAI è salita a scatti in poco più di un anno.
OpenAI · Business

OpenAI insegue: da 300 a 852 miliardi, e poi il sorpasso di Anthropic

Redazione IA da Zero · 28 maggio 2026 · Lettura 4 min

In quindici mesi la valutazione di OpenAI è quasi triplicata. Prima il grande round guidato da SoftBank, poi una vendita di azioni dei dipendenti, poi la raccolta record di marzo. Ma intanto Anthropic l'ha superata. Ecco la storia vista dal lato di chi fa ChatGPT.

In breve

Una scala salita a scatti

La valutazione di OpenAI è cresciuta in fretta. E lo ha fatto a gradini.

Il primo grande scatto arriva a fine marzo 2025. OpenAI chiude un round da 40 miliardi di dollari, guidato dal gruppo giapponese SoftBank. La valutazione tocca i 300 miliardi. È la più grande raccolta privata mai vista nel settore fino a quel momento. SoftBank mette la parte più grossa: 30 miliardi. Gli altri 10 arrivano da un gruppo di investitori, tra cui Microsoft.

C'è una clausola, però. SoftBank avrebbe potuto ridurre l'investimento se OpenAI non si fosse trasformata in azienda a scopo di lucro entro fine 2025.

In parole povere

"Valutazione" e "ricavi" sono due numeri diversi. La valutazione è quanto vale l'intera azienda secondo chi ci mette i soldi: una scommessa sul futuro. I ricavi sono i soldi veri che entrano dalla vendita dei prodotti. OpenAI a fine 2025 valeva centinaia di miliardi, ma incassava molto meno: intorno ai 20 miliardi l'anno. Una è la promessa, l'altro è il fatturato.

Da 300 a 500, senza nuovi soldi in cassa

Il secondo gradino è diverso. A ottobre 2025 OpenAI completa una vendita di azioni da circa 6,6 miliardi. Non è un nuovo round: sono dipendenti ed ex dipendenti che vendono le loro quote a investitori come Thrive Capital, SoftBank e il fondo MGX di Abu Dhabi.

Questo tipo di operazione si chiama tender offer. Non porta soldi freschi nelle casse dell'azienda. Ma fissa un prezzo. E quel prezzo valeva OpenAI 500 miliardi. In quel momento diventa l'azienda privata più cara al mondo, davanti a SpaceX.

A marzo 2026 il terzo scatto. OpenAI annuncia un round da 122 miliardi, il più grande di sempre. La valutazione sale a 852 miliardi. Tra i protagonisti ci sono Amazon, Nvidia e ancora SoftBank.

La rincorsa dopo il sorpasso

Poi cambia il vento. Il 28 maggio 2026 Anthropic, la rivale che fa l'assistente Claude, chiude un round da 65 miliardi. Arriva a una valutazione di 965 miliardi. Per la prima volta supera OpenAI: 965 contro 852.

OpenAI si trova nella posizione insolita dell'inseguitrice. Per anni era stata lei il riferimento. Ora deve rincorrere sul terreno che lei stessa aveva reso centrale: chi vale di più sulla carta.

Conviene tenere i piedi per terra. Questi numeri non sono prezzi di borsa. Nessuna delle due aziende è quotata. Le valutazioni nascono da trattative private tra società e fondi. Sono scommesse su quanto varranno tra anni, non misure di quanto incassano oggi. I ricavi di OpenAI a inizio 2026 erano stimati intorno ai 2 miliardi al mese: tanti, ma lontani dalle cifre della valutazione. La gara dei miliardi racconta soprattutto quanta fiducia, e quanto capitale, il mercato è disposto a versare nell'IA. Non chi sta vincendo davvero.

Cosa cambia per te

Cosa cambia per te

Cosa resta di questa corsa, vista dal lato OpenAI:

In una riga

La corsa alle valutazioni misura la fiducia del mercato, non chi incassa di più.

Fonti

Articolo divulgativo: i fatti sono rielaborati con parole nostre a partire dalle fonti citate. Per i dettagli ufficiali rimandiamo alle pagine originali. Aggiornato al 28 maggio 2026.

Domande frequenti

OpenAI vale davvero 852 miliardi di dollari?

È la valutazione fissata nel round di marzo 2026. Non è un prezzo di borsa: OpenAI non è quotata. È la cifra che gli investitori privati hanno accettato come stima. A maggio 2026 Anthropic l'ha poi superata con 965 miliardi.

La vendita di azioni a 500 miliardi ha portato soldi a OpenAI?

No. Quella operazione di ottobre 2025 era una tender offer: a vendere erano i dipendenti e gli ex dipendenti, non l'azienda. Ha fissato un prezzo e quindi una valutazione, ma il denaro è andato a chi ha venduto le quote.

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